Nuovo incubatoio

Costruzione di un incubatoio al Lavagnone

Il permesso di costruzione è stato concesso vicino al sito archeologico di Desenzano

Costruzione di un incubatoio al Lavagnone

A Desenzano si accende il dibattito sulla costruzione di un nuovo edificio agricolo destinato all’incubazione di uova e alla produzione di pulcini. Il progetto prevede un fabbricato di 6.278 metri quadrati, distribuito su due piani, situato a circa 120 metri dal sito archeologico del Lavagnone, riconosciuto come patrimonio dell’UNESCO.

Intervento Politico

Il consigliere di opposizione Stefano Terzi (Desenzano Progetto Futuro, PD e Viviamo Desenzano) ha sollevato la questione, ricostruendo l’iter autorizzativo attraverso un accesso agli atti. Il permesso di costruire è stato rilasciato alla Società Agricola Gobbi Frattini e, secondo la normativa, è un atto tecnico che non ha ricevuto approvazione né dal Consiglio comunale né dalla Giunta. Terzi sostiene che un intervento di tale portata avrebbe necessitato di una maggiore condivisione politica e di una comunicazione più ampia verso la cittadinanza.

L’area in questione è classificata come agricola, e la costruzione dell’edificio è stata autorizzata in conformità alle norme urbanistiche che regolano la realizzazione di fabbricati per attività agricole. Questo aspetto solleva interrogativi sulla coerenza tra la definizione di edificio agricolo e un impianto previsto per la schiusa di fino a 150.000 uova a settimana, con una produzione media di oltre 21.000 pulcini al giorno.

Procedura di Approvazione

Il processo autorizzativo ha coinvolto vari enti, tra cui Provincia, Arpa e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, che hanno fornito pareri favorevoli ma accompagnati da prescrizioni e richieste di approfondimento. In particolare, la Provincia ha imposto requisiti specifici riguardanti l’inquinamento acustico e atmosferico e la gestione degli scarichi. La Soprintendenza ha classificato l’area come a elevato rischio archeologico, richiedendo accertamenti preliminari nelle zone interessate dagli scavi prima di esprimere un giudizio definitivo sulla compatibilità dell’intervento con la protezione di eventuali reperti archeologici. Sono state inoltre richieste misure di mitigazione ambientale e paesaggistica.

Dubbi e Preoccupazioni

Terzi ha sollevato diversi interrogativi riguardo a questi aspetti: chiede infatti di conoscere i risultati delle verifiche archeologiche richieste dalla Soprintendenza e segnala l’assenza, nella documentazione visionata, di uno studio sull’impatto viabilistico dell’opera. L’edificio sorgerà lungo strade vicinali sterrate, potenzialmente incapaci di sostenere un traffico pesante e continuo. Anche alcuni cittadini hanno manifestato preoccupazioni in merito.

«Non metto in discussione la legittimità delle procedure – ha affermato Terzi – ma ritengo sia doveroso interrogarsi sulla opportunità di realizzare un intervento di queste dimensioni in un’area di particolare valore ambientale e archeologico». Terzi ha inoltre precisato di non avere contrarietà nei confronti dell’azienda proponente, evidenziando di aver sostenuto in passato il suo sviluppo nell’area industriale di Rivoltella, ma sottolineando come il contesto del Lavagnone presenti caratteristiche nettamente diverse.